Panico al Vito Fazzi, detenuto spara sugli agenti e scappa. È caccia all'uomo in tutto il Salento

venerdì 6 novembre 2015
Un detenuto è riuscito a sottrarre una pistola e a fuggire rubando un'auto. 

Panico in mattinata all'ospedale “Vito Fazzi” dove un detenuto, Fabio Perrone detto "Triglietta", ha sparato contro gli agenti della Polizia penitenziaria riuscendo ad evadere.

L'uomo, condannato all'ergastolo per l'omicidio del 45enne slavo Fatmir Makovic il 28 marzo dello scorso anno, era in attesa di effettuare un’endoscopia al terzo piano del nosocomio. Appena tolte le manette, si è appropriato della pistola di una guardia penitenziaria facendo fuoco all’impazzata, ferendo due agenti, di cui uno ad una gamba. Un proiettile ha colpito in maniera lieve anche un paziente in attesa nel corridoio.

L’agente ferito è stato operato d'urgenza ed è fuori pericolo: è originario di Martano. “Triglietta" è fuggito rubando una Yaris grigia: dopo aver puntato la pistola contro una conducente è salito a bordo, dirigendosi verso il posto fisso all’entrata dell’ospedale. Nella folle corsa verso l'uscita ha anche investito una guardia giurata ferendola per fortuna non in maniera grave.

Polizia e carabinieri hanno dato il via alla caccia all'uomo in tutto il Salento.

A caldo il primo commento del segretario nazionale del sindacato di Polizia Penitenziaria Coosp Mimmo Mastrulli: "Sono profondamente addolorato per quanto accaduto. Da tempo segnaliamo carenza di personale e strumenti per fronteggiare queste minacce. In Puglia ci sono oltre 3200 detenuti e solo a Lecce l'organico è sotto di 150 unità. È arrivato il momento che anche il Ministro dell'Interno si faccia carico di questa emergenza".

Il consigliere regionale Andrea Caroppo (Forza Italia): “Esprimo la mia più sentita vicinanza agli agenti di polizia penitenziaria che oggi hanno rischiato la vita, mentre si trovavano all’ospedale Vito Fazzi per sorvegliare un detenuto tradotto nella struttura per accedere a delle prestazioni sanitarie. Ciò richiama con forza il tema del numero degli agenti di polizia penitenziaria in Puglia, assolutamente insufficiente a garantire l’incolumità degli stessi agenti nell’esercizio delle loro mansioni. Se da un lato sono necessarie più risorse per aumentare le unità in organico, dall’altro urge dotare le case circondariali di strumenti e apparecchiature in grado di ridurre drasticamente il numero di detenuti tradotti negli ospedali pubblici per prestazioni sanitarie. Il trasferimento del detenuto dal carcere all’esterno, infatti, è uno dei momenti più critici e pericolosi non solo per i cittadini, ma anche e soprattutto per gli agenti. Il caso odierno ne è la dimostrazione ed un paio di mesi feci il medesimo appello alla Asl di Lecce. Mi auguro che l’agente colpito gravemente da un proiettile si riprenda al più presto ma mi auguro anche che non debbano verificarsi epiloghi più gravi per avere una reazione concreta da parte delle istituzioni interessate”.

Il parlamentare Federico Massa (Pd): Quanto accaduto oggi al Vito Fazzi di Lecce è di una gravità senza precedenti. Le forze dell'ordine e gli inquirenti svolgeranno le dovute indagini e il mio auspicio è che il criminale evaso venga assicurato al più presto alla giustizia. Certo è che fatti come questo allarmano e preoccupano, anche perché avvenuti in un luogo adibito alla cura della persona e del malato. Intendo esprimere anche vicinanza e un augurio di pronta guarigione agli agenti di polizia penitenziaria e al vigilante rimasti feriti durante la fuga dell'ergastolano. In momenti come questi bisogna mantenere alta la vigilanza e collaborare al massimo con le forze dell'ordine affinché, presto, sia fatta giustizia”.

Il consigliere regionale Erio Congedo (Oltre con Fitto), ha presentato un’interrogazione al presidente e all’assessore alla Sanità della Regione Puglia:  

“Non si può rimanere in silenzio e indifferenti davanti all’ennesimo episodio di aggressione avvenuto presso il pronto soccorso dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, né limitarsi alle dichiarazioni di solidarietà al dottor Silvano Fracella e al suo staff. Un episodio da censurare senza appello e sul quale accendere i fari per richiamare l’attenzione di chi ha responsabilità in ordine alle politiche della salute e, quindi, sui rischi e sulle molteplici problematiche di chi opera in un servizio complesso e delicato come i reparti di emergenza. Al pronto soccorso di Lecce la situazione si è ulteriormente complicata con la chiusura di diversi presidi ospedalieri che ha visto accrescere sempre più il suo bacino di utenze, ma a fronte di ciò il personale e i mezzi sono rimasti quelli di sempre: pochi operatori medici e paramedici costretti a operare in una situazione sempre più complicata e difficile da gestire. La tanto sbandierata Sanità Migliore del presidente Vendola non ha saputo dare alla Puglia un’organizzazione degna di questo nome, mentre si chiudevano decine di ospedali contestualmente non si procedeva alla creazione di servizi alternativi territoriali in grado di soddisfare il bisogno di sanità dei cittadini”. 

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