Ambiente Cronaca Politica Società Ugento Anche Ugento sulle barricate per la riapertura della discarica Si continua a discutere a Bari. Ugento ha già dato tanto, ma non sembrano esserci molte soluzioni. 14/03/2025 circa 3 minuti A Ugento ci sono due discariche, quella ex Monteco, ormai chiusa, e quella di servizio soccorso (annessa all’impianto nuovo), che potrebbe essere sopraelevata. Quest’ultima è stata chiusa nel 2022 perché satura, ma ora la Regione vuole fare precedere la chiusura definitiva con il conferimento di 190mila metri cubi di rifiuti da Brindisi. Nessuno degli altri impianti pugliesi è pronto. Ugento paga una marea di soldi per portare l’organico a Manduria e l’indifferenziato a Taranto, come tante altre comunità salentine. Torna l’incubo per gli ambientalisti dopo 15 anni. La Regione Puglia non ha costruito una nuova discarica per chiudere il ciclo in 20 anni: ora si presentano nuove soluzioni emergenziali. Il ciclo dei rifiuti resta irrisolto e c’è in ballo anche la vecchia discarica di soccorso servizio di Corigliano d’Otranto.Tre giorni fa, il Comune di Ugento ha partecipato alla V Commissione Consiliare Regionale per discutere del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani, su invito del Presidente Michele Mazzarano. Sono state affrontate le novità introdotte dalla delibera di giunta regionale n. 130 dell'11/02/2025. Al centro della discussione, il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani (PRGRU), con particolare attenzione alla gestione dei fanghi di depurazione, al piano di bonifica delle aree inquinate e alle modifiche relative alla filiera degli smaltimenti in discarica.A rappresentare l’amministrazione è stato il Vice Sindaco Massimo Lecci, che ha portato in Commissione la posizione del Comune di Ugento, evidenziando le istanze della comunità e la ferma contrarietà ad un possibile conferimento di rifiuti. “È necessaria la chiusura definitiva dell'impianto di servizio-soccorso di Ugento - spiega Lecci - L’Amministrazione comunale prosegue il proprio lavoro con attenzione e determinazione su tutti i temi strategici per il futuro della nostra comunità”.A Ugento le barricate sono pronte, secondo l’avvocata Laura De Nuzzo, Consigliere Comunale Lega di Ugento, che ha diffuso un comunicato al vetriolo: “Il direttore del Dipartimento Ambiente della Regione ha dichiarato chiaramente che la Puglia non è in emergenza rifiuti. E allora perché si riapre Burgesi? Perché si insiste su un impianto che ha già superato del 50% la sua capacità iniziale? Forse perché qualcuno ha già fatto i conti e ha deciso che i soldi del ristoro ambientale valgono più della salute dei cittadini? Forse perché si gioca sulla pelle dei cittadini per salvare le amministrazioni amiche che non sanno come gestire i rifiuti?E come se non bastasse il teatrino messo in scena fino a ieri, immediatamente dopo il Consiglio Comunale di Ugento, ecco che arriva puntuale l’ennesimo colpo di scena: un’istanza formale della Presidente del Consiglio Regionale della Puglia, Loredana Capone, indirizzata al Presidente della Regione Michele Emiliano e all’Assessore alle Politiche Ambientali Serena Triggiani. Un documento che, guarda caso, prende improvvisamente le distanze dalla decisione di riapertura imminente di Burgesi e chiede il rinvio degli effetti della Delibera Regionale, sostenendo la necessità di un ‘ulteriore confronto con le comunità locali’.Strano tempismo, non è vero? Per mesi, la Regione ha ignorato le richieste dei sindaci, dei cittadini, delle associazioni ambientaliste. Per mesi, chi aveva il potere di fermare questa follia ha fatto finta di niente, lasciando che il piano di devastazione ambientale andasse avanti senza il minimo ostacolo. Nessuno ha mai avuto il coraggio di mettere nero su bianco una presa di posizione chiara, di opporsi fermamente a questo scempio.E poi, all’improvviso, quando la protesta esplode e Ugento si prepara alla battaglia, Loredana Capone fiuta il pericolo, sente il vento cambiare e si affretta a prendere le distanze dalla decisione della sua stessa maggioranza in Regione”.“Burgesi è l’unica discarica che fa il suo dovere e paghiamo anche di più a causa della mancanza di un impianto pubblico per lo smaltimento organico”, riflette Lecci, che preferisce sorvolare sulle polemiche leghiste, chiarendo che il Consiglio comunale non poteva fare altro che gestire in questo modo la vicenda. G.G.
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